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Musica è Memoria

Sono giorni di riflessioni questi,

giorni in cui non si può non voltare lo sguardo al passato e ammettere che l'uomo possa arrivare a tanto.

Anche la musica, con la sua capacità di condurci in un'altra dimensione spazio-temporale, non può fare a meno di ricordare quanti hanno vissuto quei giorni e forse, proprio grazie ad essa, sono riusciti a sopravvivere nel ricordo di chi ora li ascolta.

 

Molti i compositori che subirono le persecuzioni durante la seconda guerra mondiale, alcuni riuscirono a salvarsi fuggendo all'estero, altri rimasero vitteme della crudeltà di quei giorni e sebbene quasi completamente dimenticati, ci hanno lasciato musiche di inestimabile bellezza.

Si, perchè nell’orrore dei campi di concentramento nazisti la musica ha continuato a essere scritta e suonata.

Il polacco Józef Kropiński, arrestato dalla gestapo nel 1940, scrisse circa 400 opere tra pezzi per pianoforte, tango per quartetto d'archi e poemi in collaborazione con lo scrittore Kazimierz Wojtowicz, anch'egli internato a Buchenwald.

Viktor Ullmann compose venti opere nei campi di concentramento, tra cui 3 sonate per pianoforte e l’opera Der Kaiser von Atlantis, completata pochi giorni prima di morire nelle camere a gas ad Auschwitz.

Leone Sinigaglia, compositore italiano, fu oggetto di persecuzioni a causa delle sue origini ebraiche. Nel 1944, proprio durante l'arresto da parte della polizia fascista fu stroncato da un infarto. La sua passione per la musica popolare lo indusse a raccogliere oltre 500 melodie popolari che altrimenti sarebbero andate perdute. Alcune di esse, raccolte nelle Danze Piemontesi op. 31, furono eseguite nel 1903 sotto la direzione di Toscanini.

Alberto Gentili, titolare della prima cattedra di storia della musica istituita in un’università italiana, riuscì a sfuggire ai nazi-fascisti nascondendosi in Val d’Aosta.

Renzo Massarani fuggito in Brasile, celò volutamente la sua attività compositiva dietro un luttuoso silenzio, proibendo l'esecuzione delle sue opere e dedicandosi all'attività di critico.

Mario Castelnuovo-Tedesco, di origini ebraiche, fu costretto, a causa della promulgazione delle leggi razziali, a lasciare l’Italia e a trasferirsi in America nell’estate del 1939 dove si affermò ad Hollywood come compositore “fantasma” di colonne sonore (poche infatti gli furono accreditate).

 

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