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Intervista al pianista Paul Kaspar

Intervista al pianista Paul Kaspar
di Donatella Felluga

E' uscito proprio a Novembre 2004 il secondo dei 3 CDs di tutte le opere complete per pianoforte del compositore boemo B. Martinu (Bohemia dell'Est 1890, Svizzera 1959), grazie alla casa discografica svizzera TUDOR in collaborazione con la BayerischerRundfunk di Monaco di Baviera, suonato dal pianista ceco Paul Kaspar, nato a Ostrava (CZ) ma residente a Monaco di Baviera. Il cd è diviso in 3 parti, Etudes and Polkas, Butterflies and Birds of Paradise e Borova. Ottime sono state gia' le critiche ricevute sul suo primo CD ed anche sul secondo CD, dalle piu' importanti riviste musicali italiane come Amadeus, Musica, The Classic Voice a quelle tedesche, FonoForum, Rondo, PianoNews.
Disco dalla musica totalmente particolare, offre all'ascoltatore, grazie alla ottima interpretazione di Paul Kaspar, un esempio emblematico della musica di Martinu, difficile all'ascolto ma allo stesso tempo, diversa e speciale, pura e genuina, impregnata di toni fortissimi e dai suoi complicatissimi accordi, ma anche di toni piani e melodiosi. In essa troviamo l'impronta di Moscheles, Liszt ma anche di Smetana, Debussy Bartok. Il cd è distribuito in Italia dalla Bottega Discantica. Ho voluto porre alcune domande direttamente al pianista con l'augurio di rendere più piacevole agli ascoltatori il suo cd.

D.F.: Questo secondo CD è assolutamente diverso dal primo: è diviso in tre parti e la prima parte è dedicata a “Les Etudes” e alle “Polka”. Una continuazione, se vogliamo, della tradizione dei concerti cechi per polka, che vennero iniziati già con Smetana, fatta eccezione per la Pastorale che non è nè uno studio nè una polka. Quante difficoltà ha riscontrato sia nel suonarla che nel darle la giusta interpretazione?

P.K.: Le tre raccolte degli “Etudes” e delle “Polka” si avvicinano alla “Fantasia et Toccata” alla Sonata, una delle sue più importanti composizioni per solo piano. Non è sicuramente un esercizio per la diteggiatura, bensì si tratta, in questo caso, di veri e propri studi per concerto, con lo stesso significato di Chopin, Skrjabin e Debussy. Tutti quanti sono piccoli brani, e naturalmente richiedono un’alta agilità delle dita e la comprensione del folklore boemo. Mi sono concentrato molto sul contenuto musicale, alle infinite molteplicità della idée di Martinu e alla multilateralità della sua composizione (che a malapena si nota), e poi …con quanta passione mi sono esercitato nel suonarli. Sulla giusta interpretazione non mi è così facile commentare, sebbene abbia cercato di dare il meglio di me stesso. Questa è una idea molto personale e il CD, non dobbiamo dimenticarlo, non è altro che un breve attimo di registrazione. Saranno gli ascoltatori poi a giudicare l’operato.

D.F.: I completi "Etudes" sembrano essere per l’ascoltatore un terribile, ma allo stesso tempo melodico, esercizio di diteggiatura, mentre, come si sa, dal punto di vista musicale, non lo sono. Come è possible trovare il giusto “mélange” nell’esecuzione in modo da creare una perfetta simbiosi tra la tecnica e l’interpretazione, specie nel pezzo n. 11 in Fa, così corto e tempestoso?

P.K.: Non vorrei mai porre in primo piano la tecnica: dal mio punto di vista, è piu’ importante immedesimarsi nella composizione. Nei brani di Martinu ho tentato di “trasportare” in modo spontaneo il suo modo di comporli, per esempio l’Etude n. 11 è stato totalmente riportato alla vita, se vogliamo dire così. La particolarità sta nella spontaneità e nella vivacità e soprattutto nel respiro della musica in se stessa, tre elementi che non vanno assolutamente dimenticati. Facendo una analisi troppo profonda si rischia di offuscare queste caratteristiche e queste sfumature così importanti.

D.F.: La seconda parte è dedicata a "Butterflies and Birds Of Paradise", in cui notiamo una profonda influenza di Debussy, specialmente per quel che concerne l’armonia rivelata in tutti e 3 i brani. Sono così delicati in ogni singolo tono che si deve fare attenzione allo stesso tempo nei passaggi tra “il pianissimo al fortissimo.” Qual è il segreto per rendere ciò così “facile”? Essere un esperto di Debussy può aiutare?

P.K.: Amo Debussy moltissimo e tutta l’epoca dell’impressionismo mi interessa e mi affascina: è un periodo in cui non solo la musica si è arrichita, ma anche la pittura e la letteratura. La nuova gamma musicale di Debussy e Ravel, i colori, le particolari armonie, hanno fortemente influenzato Martinu durante i suoi studi a Parigi. Voleva comporre come Debussy e gli è riuscito molto bene. I suoi pezzi, dunque, così impregnati di tanta novità, sono stati per me di grande stimolo. E' un incrocio, se così vogliamo definirlo, del mondo di Debussy e Martinu, per ciò che riguarda la musica e di Renoir, Monet e van Gogh per ciò che riguarda la pittura, con le infinite nuances e i colori delle farfalle. E poi accanto, il pianoforte, il quale ha sì solo 88 tasti…ma quanti “colori” però si possono comporre...

D.F.: La terza parte finisce con "Borova". Sono dei pezzi estremamente sofisticati sotto tutti ì punti di vista, oserei dire. Sebbene nel brano n. 1 e 5 si riscontrino alcuni echi delle “Trois Danses Tcheques” e quindi sembrano molto familiari in quanto le troviamo nel primo cd, dare la giusta interpretazione non è cosa da poco per un pianista. Che ne pensa in proposito?

P.K.: Il termine "Borova" ha origine da una località omonima situata vicino a Policka, posto in cui Martinu nacque e di conseguenza la parola è impregnata anche di tanti suoi ricordi personali. I brani sono delle semplici miniature in cui troviamo la musica folkloristica tipica di questa regione. I pezzi sono molto piu’ trasparenti rispetto alle “Trois Danses Tcheques”, ovvero sono molto piu’ facili da suonare, ma tutte sono autentiche e amorose. Come se non ci fosse poi questa grossa distanza tra Borova e Parigi!

D.F.: Che pezzi invece troveremo nel terzo ed ultimo CD?

P.K.: Il programma del terzo CD comprenderà opere stilistiche e molto diverse. “Puppets I/II/III" (1912), molto didattico ed interessante e poi ancora “Les Rittournelles" (1929) et "Huit Preludes" (1929). Ad essere sincero vorrei incidere ancora un cd, che è in parte ancora inedito e che devo però ancora esaminare, anche se devo dire che l’idea mi affascina e mi incuriosisce molto.”

Il terzo CD infatti verrà registrato a Febbraio del 2006 e sicuramente tutti gli amanti di Martinu attendono questa nuova uscita con grande gioia. Dunque… in bocca al lupo, Maestro Kaspar!




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