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L'assenza della musica nel portfolio dello studente

di Paolo Bove, Presidente della SIEM di Milano

Nonostante una presenza pervasiva della musica nei più diversi ambiti della vita quotidiana si assiste ad una progressiva riduzione degli spazi destinati alla musica come cultura ovvero come partecipazione consapevole al fatto musicale. L’ultima in ordine di tempo è la “scomparsa” della critica musicale sui giornali (vedi petizione della siem www.siem-online.it). La scuola pare non essere immune da tale riduzione di spazi e tempi. Si osservano da alcuni anni azioni tese a predisporre sostituzioni/riduzioni dell’attività musicale curricolare nella scuola primaria e secondaria di primo grado (primo ciclo). Questa affermazione a prima vista può far sorridere i docenti che continuano “tranquilli” la propria attività musicale convinti di aver raggiunto “per sempre” la stabilità professionale e lavorativa. Dai “laboratori musicali” (ancora attivi in alcune zone) si è passati alla celebrazione della giornata della musica (5 Giugno) fino all’idea di inaugurare il nuovo anno scolastico 2005/2006 con un evento musicale (realizzato presso l’Auditorium di Milano). Non dimentichiamo inoltre i continui pubblici richiami all’importanza della musica, non sostenuti poi da azioni concrete.

È ragionevole quindi pensare che possa passare inosservata una piccola “dimenticanza” nelle ultime righe di un allegato ad una circolare http://www.istruzione.it/normativa/2005/cm84_05.shtml. La mancanza si riferisce alla valutazione sulle competenze musicali (da compilare con una semplice crocetta). Tale assenza non sembrerebbe congruente dopo un’ampia indicazione, nelle pagine precedenti del portfolio (ancora valido in questa parte nonostante la sentenza sospensiva del Tar del Lazio), di abilità e conoscenze musicali (senza considerare altri riferimenti presenti nella legge di riforma 58/2005). La conseguenza della “dimenticanza” relativa alle competenze musicali, ha una possibile immediata ricaduta sulla presenza dell’insegnante di musica. La riforma “Bertagna-Moratti” prevede infatti il passaggio dai consigli di classe alle equipe pedagogiche le quali stabiliscono in autonomia il percorso formativo degli alunni decidendo quali “unità di apprendimento” attuare. Ora se non è prevista la possibilità di certificare competenze musicali alla fine del percorso formativo, quale spazio si dovrebbe dedicare alla musica? (Al termine di ogni unità di apprendimento si dovrebbe “certificare” la competenza raggiunta; o, se volete, ogni unità di apprendimento si costruisce sulla competenza da apprendere).

Supponiamo nella migliore delle ipotesi che comunque le scuole intendano conservare le ore curricolari di musica come nel passato, cosa può accadere per la quota facoltativa? Alcune norme inserite nell’ultima legge di riforma della scuola secondaria superiore hanno ulteriormente ridotto, per la scuola secondaria di primo grado, le ore facoltative destinabili a progetti musicali a causa di un incremento di ore a favore di Inglese e Tecnica. Soltanto nelle ex scuole ad indirizzo musicale sarà possibile garantire l’organico di strumento e quindi le ore nella quota facoltativa. Dovendo dividersi tra discipline diverse le restanti ore della quota facoltativa quanto credete spetti al docente di musica? Non intendo con queste osservazioni semplicemente sollecitare una recriminazione di posti di lavoro, ma promuovere una nuova attenzione e diversa sensibilità verso la musica. Già ampia, come dicevo, è la presenza pervasiva e acritica della musica in svariati ambiti, è allora necessario far convergere le energie dei diversi ambiti del sapere e della pratica musicale per una reale crescita formativa. Temo che la cura di interessi particolari abbia compromesso o stia compromettendo lo sviluppo di complete e diffuse competenze musicali le uniche capaci, come dicevo inizialmente, di determinare lo sviluppo di una partecipazione ampia e consapevole al fatto musicale.




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