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La voce di un maestro

di Biba Merlo
da ScuolAmadeus di febbraio 2006

Sessant’anni dedicati a educare musicalmente i nostri bambini sono un bel traguardo. Lo raggiunge Giordano Bianchi, classe 1920, maestro elementare prima, poi formatore a sua volta di maestre, attraverso l’ente da lui fondato a Milano, il Centro per l’Educazione Musicale di Base. Troppo spesso siamo stati abituati a vivere a scuola la musica come qualcosa di staccato dal mondo e dalla vita, qualcosa di esoterico, scandito da riti sacrificali quali il solfeggio parlato o gli interminabili esercizi per le dita. Nel lavoro di Bianchi, la musica invece nasce dal vissuto stesso del bambino. E al vissuto del bambino ritorna. Si integra strettamente con gli altri linguaggi, la parola, il disegno, il movimento.

Nella formazione del maestro intervengono alcuni dei nomi più rimarchevoli della didattica musicale del Novecento. Émile Jaques-Dalcroze prima di tutto, con la sua fondazione di ogni esperienza musicale sul ritmo corporeo. Poi Carl Orff, con la sua musica elementare praticata attraverso uno strumentario soprattutto percussivo, dai timbri molto coloriti. E infine, per quel che riguarda la voce e il canto, l’ungherese Zoltan Kodaly. Lezioni, quelle di Orff e di Kodaly, che Bianchi seguì personalmente nelle loro sedi ufficiali, Salisburgo e Pécs. Le ricerche dei due psicologi Lapierre e Aucouturier l’hanno condotto poi a sviluppare una didattica che fa perno sull’opposizione fra concetti musicali come suono/silenzio, alto/basso, piano/forte, lungo/corto. Il legame con gli altri linguaggi reca al bambino un doppio vantaggio: gli permette di perfezionare le abilità nelle altre discipline, la lettura e la scrittura, il disegno, la scioltezza muscolare, ma al tempo stesso sfrutta i contenuti delle altre discipline per portarlo ad acquisire le abilità di base della pratica e della teoria musicale.

Nelle classi delle maestre che si rifanno al suo metodo i bambini arrivano a interpretare le cellule ritmiche con giochi di parole e con l’articolazione delle dita; oppure i suoni della scala con la braccia che si dispongono nello spazio lungo l’intera estensione verticale del corpo. Tutto viene vissuto dai bambini in un clima di gioco festoso, dove regna la fantasia più pirotecnica. Ai giochi cantati di sempre Bianchi aggiunge azioni che trasformano i bambini ora in animaletti guidati per l’aula dai ritmi, dai suoni, dai rumori, ora in direttori d’orchestra, ora in creature immaginarie, come la arcobalena dai sette colori. Musicista amatore, Bianchi sa trarre profitto, nelle proprie invenzioni didattiche, dalle sue brillanti doti di disegnatore e di poeta. Giunge allora propizio in libreria un volume a lui espressamente dedicato, curato da Enrico Bottero e Irene Carbone, che contiene un capitolo dello stesso Bianchi. L’opera ripercorre sinteticamente i contributi didattici del maestro, con esempi pratici e con la documentazione di esperienze svolte in Italia. Musica e creatività è il titolo, FrancoAngeli l’editore. La didattica di Giordano Bianchi il sottotitolo. Una didattica che merita tutta l’attenzione degli educatori, non solo musicali.




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